martedì, ottobre 17, 2006

"Avresti preferito vederti prima da qualche parte con Ludmilla, magari andare a prenderla a casa per accompagnarla all'Università. Glie l'hai proposto, al telefono, ma lei ha detto di no, non c'è bisogno che ti disturbi, a quell'ora lei sarà già da quelle parti per altre faccende. Hai insistito che tu non sei pratico, che hai paura di perderti nei labirinti dell'Università; non sarebbe meglio incontrarvi in un caffè, un quarto d'ora prima? Neanche questo le andava: vi sareste visti direttamente lì, "a lingue botno-ugriche", tutti sanno dov'è, basta chiedere. Hai ormai capito che a Ludmilla, con tutta la sua aria soffice, le piace prendere in mano la situazione, e decidere tutto lei: non ti resta che seguirla.
Arrivi puntuale all'Università, ti fai largo tra giovani e ragazze seduti sulle scalinate, ti rigiri smarrito tra quelle austere mura che le mani degli studenti hanno istoriato di esorbitanti scritte maiuscule e di graffiti minuziosi così come i cavernicoli sentivano il bisogno di fare sulle fredde pareti delle grotte per padronegiarne l'angosciosa estraneità minerale, familiarizzarle, rovesciarle nel proprio spazio interiore, annetterle alla fisicità del vissuto. Lettore, ti conosco troppo poco per sapere se ti muovi con sicurezza indifferente all'interno d'un'Università oppure se antichi traumi o scelte meditate fanno sì che un universo di discenti e di docenti appaia come un incubo al tuo animo sensibile e sensato."
Italo Calvino
Se una notte d'inverno un viaggiatore

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